Giovanni Salvatore Augusto Falcone nacque in una famiglia benestante nel 1939 a Palermo. È stato un importante magistrato italiano che ha combattuto contro la potente mafia siciliana ‘Cosa Nostra’, svelandone per primo il funzionamento.
Giovanni frequentò la scuola elementare al Convitto Nazionale di Palermo, la media alla scuola “Giovanni Verga” e poi si iscrisse al liceo classico ‘Umberto I’. Sembrerà poco importante, forse il nome della scuole, ma invece per noi lo è molto: Giovanni era un ragazzo come noi e come noi credeva nella giustizia.
Frequentava anche l’Azione cattolica e trascorreva gran parte dei suoi pomeriggi in parrocchia. Lì conobbe padre Giacinto che diventò il suo cicerone e gli fece visitare il Trentino e Roma. All’età di tredici anni cominciò a giocare a calcio all’Oratorio dove, durante una delle tante partite, conobbe Paolo Borsellino, con cui si sarebbe ritrovato prima sui banchi dell’università e poi della magistratura.
Falcone, diventato magistrato, ha combattuto contro la mafia. E ha vinto, anche se è stato ucciso, perché grazie al suo lavoro sono stati arrestati tantissimi mafiosi ed è stato svelato come funziona la mafia!
Dopo anni di lotte in prima linea contro Cosa Nostra, Falcone, insieme ad un team di magistrati antimafia (pool antimafia) e con il collega Paolo Borsellino, infatti, è riuscito a individuare e svelare i meccanismi e i “confini” della mafia siciliana. Il merito del magistrato Falcone e dell’intero pool antimafia fu non solo quello di aver scoperto un’organizzazione radicata, in contatto anche con le sfere alte del potere politico, ma di aver compreso la natura e la mentalità di Cosa Nostra. Falcone era ben consapevole che correva il rischio di morire, eppure non si è tirato indietro davanti al dovere e al voler cambiare la sua terra.
Nella sua battaglia contro la mafia si è fatto tanti nemici tra cui il famosissimo Totò Riina.
Salvatore Riina, detto Totò, appartenente all’organizzazione malavitosa Cosa nostra, è ritenuto il più potente, pericoloso e sanguinario mafioso di sempre, ed è stato etichettato come il capo dei capi ma anche ‘u curtu (il basso), per via della sua bassa statura (158 cm) e la belva, per indicare la sua brutalità sanguinaria.
È stato il capo assoluto di Cosa nostra dal 1981 fino al suo arresto avvenuto il 15 gennaio 1993.
È stato detenuto presso il carcere di Opera ed in seguito a Parma, dove ha scontato 26 ergastoli e dove è morto nel 2017, all’età di ottantasette anni.
Combattendo contro la mafia Giovanni Falcone è diventato progressivamente una minaccia per i mafiosi che l’hanno ucciso nella strage di Capaci, un attentato di stampo terroristico-mafioso compiuto da Cosa Nostra sabato 23 maggio 1992 nei pressi di Capaci, in Sicilia.
Gli attentatori, comandati da Totò Riina, fecero esplodere con 300 kg di tritolo un tratto dell’autostrada A29, alle ore 17:57, mentre vi transitavano il corteo della scorta con a bordo il giudice, la moglie e gli agenti di Polizia, sistemati in tre Fiat Croma blindate. Oltre al giudice Falcone, morirono altre quattro persone: la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
I feriti furono ventitré feriti, fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza.
Falcone è stato uno dei più grandi combattenti contro la mafia che siano mai esistiti e il suo esempio e tutte le sue azioni verranno ricordate per sempre.
Amava dire che le persone muoiono ma le loro idee restano e camminano sulle gambe di altri uomini: eccoci qua, Giudice, portiamo sulle nostre gambe le tue idee.
Nicola Romito e Riccardo Scognamillo