La lezione di Mario Desiati

Oggi l’incontro con Mario Desiati è stata un’esperienza che mi ha fatto riflettere su come la scrittura cambi nel tempo, non solo nelle parole, ma anche nel modo in cui un autore vede il suo lavoro.

Desiati ci ha raccontato che da bambino non era molto bravo a scrivere, ma aveva una grande passione per la poesia. Una volta, frequentava la scuola media, avendo dimenticato a casa una poesia, ne inventò una per non prendere “asso”, cioè “uno”. La sua poesia parlava di un Natale strano, con i Re Magi astronauti e Gesù Bambino su un termosifone. La maestra gliela fece recitare alla recita di fine anno, fingendo di non capire che fosse stata inventata, e la usò per fargli fare una figuraccia (tutti infatti risero) e dargli una lezione. Ma quella poesia aveva qualcosa di speciale. Un ragazzo più grande la apprezzò molto e chiese a Desiati di scrivere una lettera per la ragazza che gli piaceva.

Questo mi ha fatto pensare a come spesso sono le cose più inaspettate e strane che ci restano nella memoria. La poesia che alla maestra non sembrava adatta è stata invece apprezzata da un ragazzo, dimostrando che non è sempre importante seguire le regole, ma comunicare emozioni autentiche. La bellezza della scrittura sta nel fatto che non conta solo ciò che si dice, ma come lo si dice.

Un altro spunto interessante è stato quello sul finale aperto Mare di zucchero. Desiati ha detto di preferire lasciare il finale sospeso ai suoi romanzi, per permettere al lettore di immaginare e completare la storia. Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che la lettura e la scrittura siano un dialogo continuo tra autore e lettore. L’autore offre degli spunti, e il lettore costruisce il proprio significato. 

Alla fine, la scrittura è un processo che cresce nel tempo, proprio come è successo a Mario Desiati. È partito da una poesia improvvisata che poi si è trasformata in libri profondi e complessi.

Mi ha fatto capire che non bisogna mai smettere di credere nelle proprie idee, anche quando sembrano imperfette e a qualcuno non piacciono.

Nicola Romito

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