E’ stato un compito davvero speciale: quello di approfondire le vicende di alcune persone che si sono distinte per aver lottato contro la mafia.
Io ho avuto l’onore, perché man mano che studiavo la vita di questa straordinaria ragazza, mi sentivo proprio onorata di farlo, di occuparmi insieme ad una mia compagna di Franca Viola.
L’abbiamo fatto partendo dalle parole della scrittrice Viola Ardone, che le ha dedicato il bellissimo OLIVA DENARO, un romanzo che consiglio a tutti i ragazzi e le ragazze della mia età.
Oliva Denaro è l’anagramma di Viola Ardone, e la protagonista della storia ha il cognome Viola.
Questi intrecci non sono un caso, ma dicono che tutte noi siamo lei ogni volta che scegliamo di essere libere.
Franca Viola mi ha emozionato ed appassionato, sono rimasta stupita ed ammirata nello scoprire
che una ragazza così giovane abbia avuto il coraggio di dire “ no” , di ribellarsi ad usanze assurde,
al patriarcato, alla prepotenza della mafia. E ancora di più che la sua famiglia l’abbia sostenuta ed
appoggiata, soprattutto visto il tempo e il luogo (un piccolo paesino della
Sicilia, molto legato alle tradizioni) in cui si sono verificati gli eventi.
Ma passo ai fatti, perché solo il racconto dei fatti può dare l’idea della forza di questa giovane ragazza.
Franca Viola nacque ad Alcamo il 9 gennaio del 1947 da una coppia di coltivatori diretti. A 15 anni
si fidanzò, con il consenso dei genitori, con Filippo Melodia, un giovane benestante, e nipote di un mafioso del luogo, Vincenzo Rimi. Quando Filippo venne accusato di furto e appartenenza a cosca mafiosa, Franca Viola decise di lasciarlo, sostenuta da suo padre, un uomo straordinario che ha sempre avuto il coraggio di anteporre la felicità della figlia alle tradizioni e alle leggi di consuetudini a dir poco barbare.
Da quel momento Franca e la sua famiglia furono condannati a continue intimidazioni, minacce armate,
distruzione e incendio della loro vigna, modalità tipiche del metodo mafioso. Non sembrava
possibile a quel ragazzo abituato a decidere (e ottenere) tutto, di trovarsi davanti qualcuno, per di più donna, che lo rifiutava, sostenuta da un padre che non si lasciava spaventare.
Così Il 26 dicembre 1965, Filippo Melodia, insieme a 12 complici, organizzò il rapimento di Franca certo di convincerla a cedere. La giovane venne segregata, picchiata e violentata. La sua tortura è durata otto giorni.
La polizia riuscì a liberarla dopo avere scoperto il luogo in cui veniva tenuta segregata, una casa di campagna prima e infine in casa della sorella di Melodia. Quest’ultimo venne arrestato il giorno stesso.
Quello che accade subito dopo fu rivoluzione: Franca Viola e la sua famiglia rifiutarono il matrimonio riparatore, che, secondo le usanze di quegli anni, avrebbe rimesso a posto la situazione e salvato l’onore della ragazza e della sua famiglia Eh già, perché una poveretta che subiva violenza era pure costretta a “riparare” sposando il suo violentatore … In pratica con il matrimonio riparatore si estingueva il reato di violenza carnale, anche se commesso ai danni di minorenne, perché la violenza sessuale era considerata oltraggio alla morale e non reato contro la persona.
Fino al 1965 non era mai successo che una donna rifiutasse il matrimonio riparatore, perciò il caso di Franca Viola sollevò in Italia forti polemiche. Durante il processo a Trapani, la difesa tentò invano di screditare la ragazza, sostenendo che fosse consenziente alla fuga d’amore, tuttavia la macchina del fango non mise a tacere Franca Viola che continuò a ribadire il suo diritto di scegliere e autodeterminarsi e si presentò a ogni udienza in tribunale. Il processo si concluse nel 1966 con la condanna a 11 anni per Filippo Melodia e i suoi complici .
L’ 8 marzo del 2014, Franca Viola, diventata negli anni il simbolo delle donne che lottano per i propri diritti e per
l’emancipazione, è stata insignita dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana dal presidente Giorgio Napolitano.
Non ha mai lasciato Alcamo, dove vive, con Giuseppe Ruisi, l’uomo che ha scelto di sposare nel 1968 e con il quale ha dei figli.
Il gesto di Franca Viola è stato un simbolo dell’emancipazione femminile e un esempio di coraggio contro la prepotenza della mafia, le intimidazioni e le minacce tipiche del metodo mafioso. Il suo rifiuto rimane di ispirazione per tutte quelle donne che combattono per l’uguaglianza e la parità e che hanno imparato, anche grazie Lei, che a volte la storia si fa anche con un “no”.
Durante il processo che condannò il suo rapitore Franca disse : “Io non sono di proprietà di
nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi fa
certe cose, non chi le subisce”.
Per prima, Franca Viola ha dimostrato non soltanto che il matrimonio riparatore era un’usanza ormai superata, ma anche che è giusto ribellarsi a una legge che si ritiene ingiusta. Forse senza nemmeno volerlo, ha insegnato una grande lezione: il cambiamento e il miglioramento della condizione femminile non possono che partire dal basso per arrivare fino alle istituzioni.
Se dovessi dire cosa mi ha insegnato Franca Viola, potrei racchiuderlo in poche parole: la forza di
credere e portare avanti le proprie convinzioni, superando i giudizi cattivi della gente, il coraggio di
ribellarsi alle ingiustizie ed alla prepotenza di quelli che credono di essere i più fori e di poter fare
tutto. Se ci fossero più Franca Viola nella società di oggi, probabilmente, ci sarebbero meno
violenze sulle donne, meno femmicidi, meno paura di affermare le proprie opinioni e difenderle
davanti a tutto e a tutti.
Io penso, però, che non sia ancora troppo tardi e che anche le ragazze e i ragazzi della mia età possano cambiare le cose, dobbiamo imparare a rispettare l’altro e ad avere la forza di non seguire ciò che fa la massa se questo è sbagliato, ed il coraggio di far valere ciò che pensiamo anche se è diverso dal pensiero della maggioranza.
Giulia Maggiore
immagine di Sofia Iamele e Giulia Maggiore